Recensione - Scheda Film

La Maschera di Frankenstein

La maschera di Frankenstein


Recensione: La maschera di Frankenstein (The Curse of Frankenstein), film del 1957 diretto da Terence Fisher, è forse a tutt’oggi il miglior remake del Frankenstein del 1931 prodotto dalla Universal, ed è inoltre il primo di una lunga serie che la Hammer Film Productions dedicò al celebre romanzo di Mary Shelley.
I protagonisti della pellicola sono Peter Cushing (nel ruolo del barone Victor Frankenstein) e Christopher Lee (nel ruolo del mostro), entrambi al debutto e successivamente storici volti della Hammer. Fisher dovette convivere con il divieto imposto dalla Universal Pictures all’utilizzo di trucchi o scenografie dei precedenti film della serie da loro prodotti, quindi la Hammer fu costretta a commissionare al make-up artist Phil Leakey nuove sembianze per il mostro di Frankenstein che non ricalcassero minimamente il celebre trucco di Boris Karloff originariamente creato da Jack Pierce e di proprietà della Universal. Leakey ideò un trucco non eclatante che venne spesso criticato in seguito per non essere stato in grado di competere con il precedente. Se è pur vero che l’aspetto di Lee nel film non regge il confronto con la memorabile figura di Boris Karloff, la sua interpretazione di un essere deforme, spesso incatenato al muro e quasi sempre in secondo piano rispetto al suo creatore, possiede una certa dose di tragica e malinconica grandiosità. Inoltre non va dimenticato che nel nuovo stile Hammer la figura della creatura di Frankenstein interpretata da Boris Karloff sarebbe risultata eccessiva e fuori luogo e che il 'realismo' fisheriano richiede un uso moderato di trucchi ed effetti; del resto proprio in ossequio a questa visione realistica e misurata l'aspetto della creatura è fedele alle pagine della Shelley.
La maschera di Frankenstein diede il via alla serie di film horror della Hammer. Il film segnò inoltre l'inizio di un revival del gotico come genere cinematografico sia in Europa che negli Stati Uniti. Anche se la Hammer aveva già prodotto altre pellicole horror sin dal 1935, fu solo con questo film che iniziò il fortunato successo della casa di produzione britannica che, da questo momento in poi verrà per sempre associata con il genere. Questo film, insieme all’altrettanto riuscito Dracula il vampiro dell'anno successivo, diede il via ad una rinascita del genere dopo un periodo di decadenza seguito al boom degli anni trenta. Importante, inoltre, è far notare come il film sia uno dei primi horror ad essere girato a colori, ed è anche uno dei primi ad aver messo in evidenza elementi disturbanti quali bulbi oculari asportati, mani mozzate, decapitazioni, sangue a fiotti, ecc... Anche se la pellicola non può certamente essere definita un film splatter, soprattutto secondo i canoni odierni, La maschera di Frankenstein all'epoca generò molto clamore tanto che la censura inglese creò la specifica classificazione censoria "X" per esso, imponendo il taglio di alcune inquadrature e definendo l'opera di Fisher "repellente".
La versione della Hammer (e di Fisher) del mito di Frankenstein differisce rispetto a quella Universal sotto diversi aspetti. Oltre al già citato girato a colori anziché in bianco e nero, in grado di garantire un maggior realismo e la possibilità allo spettatore di immedesimarsi nella storia senza per questo nulla perdere in atmosfera; per la prima volta il Barone Frankenstein non viene assistito da tirapiedi deformi (come il gobbo Fritz nel film del 1931 e nei suoi sequel), bensì da un collaboratore di pari intelletto. Tutto il film è incentrato sulla figura del Barone Frankenstein, e l'orrore non deriva dall'aspetto mostruoso di Christopher Lee nei panni della creatura, ma piuttosto dalla follia del dottore stesso, amorale, indecente e malvagio, disposto a tutto al fine di raggiungere il proprio scopo al punto di trasformarsi in un assassino per procurarsi gli organi che gli occorrono per dare vita alla sua creatura. Il mostro del film di Fisher è quindi Frankenstein stesso e non la sua creatura. Il giudizio complessivo sull’opera è sicuramente positivo, con particolare menzione per la performance interpretativa di Cushing, che qui trova il “ruolo della vita”. A parte qualche ingenuità e qualche dettaglio poco plausibile (il mostro fugge e ricompare con il cappotto perfettamente abbottonato nonostante fosse stato presentato come un essere incapace di compiere movimenti coordinati complessi…), La maschera di Frankenstein è un classico dell’horror vintage, capostipite di gran lunga superiore a tutti i seguiti che generò.

Autore: Alessandro Taccari





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Lingua: inglese


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