Recensione - Scheda Film

 Interstellar

Interstellar



Recensione: In un futuro imprecisato, ma non troppo lontano, la Terra è ridotta allo stremo: cambiamenti climatici e malattie vegetali rendono possibile solo la coltivazione del mais, mentre devastanti tempeste di sabbia affliggono l'umanità superstite, ormai dedita in gran parte all'agricoltura. In questo scenario desolato, l'insoddisfatto Cooper, ex pilota (ed astronauta mancato) della Nasa, vive con i figli in una fattoria isolata, dove l'unica attività è la coltivazione del mais. Una serie di eventi inspiegabili porteranno Cooper e sua figlia Murph a scoprire una base segreta della Nasa (ufficialmente sciolta dopo la crisi mondiale), celata nel deserto. Qui un gruppo di scienziati, guidati dal dr. Brand, ha continuato negli anni a cercare un modo per salvare l'umanità dall'imminente estinzione. La via di salvezza potrebbe essere costituita da un wormhole (tunnel spazio-temporale) apparso inspiegabilmente alcuni anni prima nelle vicinanze di Saturno. Obiettivo degli scienziati è quello di utilizzare il wormhole come veloce porta d'accesso ad altre galassie e sistemi solari, dove sia possibile trovare pianeti abitabili in grado di ospitare la razza umana. Toccherà all'intrepido astronauta Cooper (che non si è mai rassegnato alla triste condizione di ignoranza ed arretratezza in cui versa il pianeta Terra), guidare una spedizione disperata e forse senza ritorno attraverso il wormhole, alla ricerca di una nuova casa per l'umanità, sulle orme di una precedente spedizione inviata nel tunnel spaziale in gran segreto, di cui non si hanno più notizie certe...
Interstellar è un film enormemente ambizioso, destinato inevitabilmente a far discutere e dove sono già stati versati fiumi d'inchiostro. Eppure, dopo tanta fantascienza/fantasy targata Disney, molto omologata e disimpegnata tra super-eroi e battaglie galattiche, il sontuoso film di Christopher Nolan costituisce una piacevole e rinvigorente ventata di 'gelo' interstellare. Nulla a che vedere con il troppo celebrato Gravity dove l'astronauta tuttofare Sandra Bullock riusciva a cavarsela miracolosamente in ogni situazione. Basato sulle teorie di Kip Thorne (che ha scritto anche il soggetto), uno dei più importanti astrofisici americani, Interstellar è un film che può essere pienamente apprezzato soprattutto da chi è un profondo estimatore o conoscitore della fantascienza 'dura e pura' (hard science-fiction), ricca non solo di scienza ma anche di quel 'sense of wonder' della fantascienza più classica. Certo, trattandosi comunque di un kolossal hollywoodiano, in qualche caso la plausibilità scientifica ha dovuto lasciare spazio alle esigenze dello spettacolo. Non entreremo nel merito delle critiche ricevute riguardo gli aspetti più scientifici della storia (alcune giustificate, altre pretestuose), ma ricordiamo che si tratta pur sempre di teorie scientifiche (dai buchi neri alla fisica quantistica) che in quanto tali possono lasciare spazio all'immaginazione. Ma l'ambizioso Nolan (con un'occhio rivolto all'ineguagliabile 2001: Odissea nello spazio) ci elargisce una storia di grande impatto emotivo che ci tiene inchiodati alla poltrona per quasi tre ore. Secondo Nolan l'approccio razionale e scientifico può salvare il mondo ma senza trascurare l'importanza delle emozioni umane che possono essere un faro di speranza in un universo misterioso ed ostile. A questo proposito è significativa la vicenda struggente di Cooper costretto ad abbandonare l'amata figlia per un viaggio, forse di sola andata. Quello che il film rende benissimo è il senso di solitudine e di sgomento che si provano di fronte all'immensità dell'universo, dove l'uomo è solo una piccola e insignificante forma di vita che deve vedersela con due grandi nemici: lo spazio sconfinato ed il tempo con i suoi paradossi. Il film, sostanzialmente dalla trama semplice però basata su concetti complessi e controversi, non manca in fase di sceneggiatura di incongruenze e sbavature anche per via di qualche dialogo pomposo o poco credibile e per la presenza di qualche spiegazione di troppo (però per altri le spiegazioni sono state eccessivamente sbrigative ed oscure...). Ma la straordinaria resa visiva di alcune invenzioni presenti nel film, come il wormhole sferico, il buco nero con il suo disco di accrescimento, il tesseratto (un solido spaziale quadridimensionale), contribuisce a riportare al cinema, dopo tanto tempo, una fantascienza evocativa ed coinvolgente che porta in primo piano la meraviglia della scoperta unita al mistero dell'ignoto. Kip Thorne ed il supervisore agli effetti visivi Paul Franklin, hanno lavorato a stretto contatto per fornire la massima verosomiglianza visiva agli spettacolari fenomeni fisici che appaiono nel film, a cominciare dal gigantesco buco nero Gargantua. Invece per le astronavi e le navette si è ricorsi a modellini costruiti in diverse scale. Lo scenografo Nathan Crowley con la sua squadra di artigiani, ha realizzato a mano con acciaio e polistirolo le navette Ranger e Lander lunghe rispettivamente 14 metri e 15 metri. La nave madre Endurance è stata costruita con blocchi acrilici combinati fino ad ottenere una struttura circolare formata da 12 moduli che misura 7 metri. Delle varie navicelle sono state anche costruite numerose e dettagliate miniature in scala 1/15 e 1/5 per ottenere immagini migliori e più concrete. Quando è necessario Nolan rinuncia all'effetto digitale, come anche nel caso dei due robot dall'insolito design squadrato, costruiti ed animati materialmente per poter interagire con gli attori. Le riprese sono state girate in IMAX ma con la pellicola. Il direttore della fotografia Hoyte van Hoytema, seguendo il volere del regista, ha utilizzato la telecamera IMAX (con la pellicola in formato widescreen) in molte più riprese della norma, non solo per i panorami spaziali (come il buco nero o il wormhole) ma anche per gli ambienti più piccoli con primi piani e dialoghi. Per riuscire nell'impresa di maneggiare la pesante ed ingombrante telecamera IMAX Go-Pro in ambienti ristretti, Hoyte van Hoytema ha dovuto portarla a spalla, facendo molti aggiustamenti per ottimizzare la tecnologia. Nolan, virtuoso dell'immagine, tratteggia con efficacia da un punto di visivo anche gli Stati Uniti del futuro sconvolti dalle tempeste di polvere, molto simili all'America rurale degli anni '30, durante la Grande Crisi del secolo scorso.
Valida la prova del cast, a cominciare da Matthew McConaughey convincente 'Ulisse' spaziale diviso tra gli affetti familiari e la brama di avventurarsi negli spazi siderali. In un cameo a sorpresa fa la sua comparsa anche un inaspettato Matt Damon. Grandiosa ed evocativa (ma alternata con momenti più intimi) la colonna sonora di Hans Zimmer, basata sulle note esaltanti dell'organo accompagnato da strumenti a fiato, archi, pianoforte ed ottoni. Per contrasto le scene esterne nello spazio profondo scorrono in un silenzio assoluto, come nell'odissea spaziale di Kubrick. Il progetto di Interstellar nacque sette anni fa per mano della produttrice Lynda Obst e di Kip Thorne che presentarono uno script sceneggiato da Jonathan Nolan (fratello di Christopher Nolan). Inizialmente la regia doveva essere affidata a Steven Spielberg ma un repentino cambio ai vertici della Paramount portò all'entrata in scena della Warner e di Christopher Nolan nel 2012, più interessati al progetto. Ma come sarebbe stato Interstellar se alla regia fosse rimasto Spielberg? Difficile dirlo ma è interessante confrontare lo script originario del 2008 con quello successivo: senza correre il rischio di 'spoilerare' diremo semplicemente che il soggetto scritto per Spielberg è sostanzialmente uguale nelle premesse iniziali ma poi prende una stada decisamente più avventurosa e 'leggera'. A cominciare dal robot monolitico del film di Nolan che qui invece ha una aspetto umanoide ed entra in scena indossando un cappello di paglia. Poi gli esploratori si imbatteranno in robot 'cinesi' assai evoluti, mondi sotterranei con bizzarri organismi alieni, un macchinario in grado di manipolare la gravità, una gigantesca stazione spaziale costruita dai suddetti robot nell'arco di quattromila anni, paradossi spazio-temporali in grande quantità. etc... Poi la parte finale torna simile a quella di Nolan. Appare chiaro che Nolan si è orientato (forse saggiamente) verso un soggetto più solenne e contenuto negli elementi fantastici. Sarebbe comunque divertente immaginare che in un altro continuum spazio-temporale esista una versione di Interstellar realizzata da Spielberg.

Autore: Guru





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