Recensione - Scheda Film

 Frankenstein

Frankenstein



Recensione: Affrontiamo ora un classico della cinematografia horror internazionale, Frankenstein di James Whale del 1931, incominciando con il dire che, sebbene non si trattò della prima trasposizione sullo schermo del celebre romanzo di Mary Shelley (la prima fu il Frankenstein del 1910), fu sicuramente la prima con a disposizione un budget considerevole per l’epoca e che riscosse grande successo a livello mondiale. A differenza del di poco precedente Dracula di Tod Browning che ancora conservava un impianto scenico e strutturale di tipo teatrale, qui si ebbe un’opera cinematografica a tutto tondo con trovate che sono diventate imprescindibili negli anni successivi (il laboratorio per le ricerche proibite, lo scienziato ossessionato dai suoi esperimenti, l’aiutante deforme, il mostro visto come patetica figura tragica, etc… ). Inizialmente la regia venne affidata al regista francoamericano Robert Florey che, ispirandosi anche all'adattamento teatrale Frankenstein: an Adventure in the Macabre di Peggy Webling del 1927, realizzò alcune bobine di prova con Bela Lugosi nel ruolo del mostro con un trucco ispirato al Golem di Wegener. Ma il provino non piacque alla produzione, né a Lugosi e il progetto venne temporaneamente accantonato. Invece James Whale, uno dei registi più prestigiosi della Universal, si interessò al soggetto e convinse la produzione ad affidargli la realizzazione del film. Molti furono i cambiamenti apportati da Whale al romanzo originale, e ancora più invasivi gli stravolgimenti alla quale la censura sottoporrà l’opera, ma di questo parleremo più avanti, essendo argomento di non poco rilievo. Henry (e non Victor) Frankenstein, studente di medicina ossessionato dal desiderio di poter far tornare alla vita tessuti morti, aiutato dal suo fido assistente gobbo Fritz gira per i cimiteri rubando cadaveri e corpi di criminali appena giustiziati al fine di poter costruire la sua creatura alla quale infondere la vita attraverso l’elettricità. L’esperimento sembra avere successo, e la creatura prende vita, ma è un essere mostruoso con l’intelligenza di un bambino ritardato incapace di esprimersi se non tramite grugniti, urla e mugolii. Frankenstein inorridito decide di eliminarlo, ma il mostro riuscirà a fuggire seminando il panico nel villaggio situato nei pressi del castello...
Rivisto oggi, il film può sembrare piuttosto datato ad un primo sguardo. Tuttavia sussistono ancora degli elementi validi che rendono la pellicola un caposaldo del genere horror. Una dei motivi principali per cui vedere il film è sicuramente la figura del mostro interpretato da Boris Karloff con il celeberrimo trucco ideato da Jack Pierce che donerà alla creatura di Frankenstein il “look” definitivo con il quale sarà per sempre associato: testa piatta, elettrodi nel collo, viso scavato ed occhi infossati, etc… E ancor di più l’interpretazione di Karloff stesso, tutta giocata sulla mimica e la gestualità (a tal proposito segnalo la scena esemplare dove il mostro vede per la prima volta la luce del sole), che rimane insuperata nel tratteggiare la figura della disgraziata creatura. Grazie al film Karloff acquisì la celebrità da attore quasi sconosciuto che era, tanto che, se nelle prime copie distribuite del film il suo nome non appariva nemmeno in locandina, nelle successive edizioni arriverà ad eclissare quello di tutti gli altri attori. E' rimasto famoso lo spirito di abnegazione e di sacrificio con cui Karloff si sottoponeva alle lunghe operazioni di trucco per impersonare la creatura: il peso totale del costume superava i 30 chili e per applicare il makeup erano necessarie 8 ore al giorno. Per struccarsi era necessario ricorrere all'acetone, una sostanza assai irritante per la pelle. Per via del calore sviluppato dal pesante costume, Karloff perse 13 chili di peso durante le riprese. Finalmente Lon Chaney Sr. aveva trovato un degno erede. E pensare che la star della Universal dell’epoca, Bela Lugosi, reduce dal successo di Dracula, aveva rifiutato la parte in quanto priva di battute e dialoghi (il mostro è praticamente muto, altra differenza con il romanzo) e perché riteneva dannoso per la sua carriera recitare in una maschera che lo rendeva irriconoscibile. Altro elemento interessante nel film è l’audacia di alcune scene particolarmente crude e che possono risultare “disturbanti” ancora oggi, come l’omicidio involontario della piccola Maria da parte del mostro e la successiva straziante camminata del padre della stessa con il cadavere della piccola tra le braccia, o l’ardita affermazione del dottor Frankenstein di sentirsi simile a Dio (inconcepibile per l’epoca ed infatti subito tacciata di blasfemia) quando esaltato dal successo del suo esperimento. Purtroppo, tutti questi elementi citati furono tagliati per volere della censura sin dal 1937, e non più visibili in tutte le proiezioni successive del film fino alla riscoperta delle scene mancanti negli anni settanta e la reintegrazione delle stesse nell’opera. In particolare, la censura fu anche più pesante in Italia, dove la pellicola venne presentata alla mostra del cinema di Venezia nel 1932, in piena epoca fascista. Una lista di tutti i tagli effettuati sarebbe troppo lunga da elencare, basti sapere che il film venne considerevolmente accorciato di circa una ventina di minuti, togliendo qualsiasi riferimento al fatto che la creatura era costituita da pezzi di cadaveri assemblati fra loro (viene citata solo una vaga operazione di trapianto del cervello); eliminando l’ambiguità delle motivazioni di fondo di Victor, l’amico di Henry, che aiuta la promessa sposa di quest’ultimo, la bella Elizabeth, a salvare l’uomo solo perché apertamente innamorato di lei e nella versione italiana diventa invece suo cugino, e quindi mosso esclusivamente dall’affetto parentale; l’intera scena dell’omicidio della bambina, e, naturalmente, le affermazioni “blasfeme” del dottor Frankenstein. Si trattò di vero e proprio scempio che snaturò le intenzioni originali del regista, il senso tutto dell’opera, e, non ultimo, il valore intrinseco del film. Da un punto di vista critico e sociologico, è molto interessante comparare la versione italiana censurata del ’32 con quella originale, per vedere come operava e quale era la sensibilità della censura dell’epoca. Detto tutto questo, il Frankenstein di James Whale ebbe comunque un successo incredibile ai tempi, dando origine a molteplici sequel e riempiendo a tutt’oggi le casse della Universal grazie alle riedizioni in home video e agli innumerevoli gadget legati alla figura del mostro prodotti nel corso dei decenni.
Whale si cimenterà ancora con la saga di Frankenstein dirigendo il seguito ufficiale La moglie di Frankenstein (1935), per alcuni critici anche più riuscito, ma resta insuperato il valore storico del capostipite. Ultima nota a margine per chi non ama vedere i film in lingua originale con i sottotitoli: consiglio vivamente il doppiaggio originale italiano degli anni trenta e non quello, pessimo, degli anni settanta.

Autore: Alessandro Taccari





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James Whale's FRANKENSTEIN trailer - License: Public Domain


Lingua: inglese


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