Recensione - Scheda Film

 Custodes Bestiae

Custodes Bestiae



Recensione: Un professore, esperto d'arte, dopo aver trovato delle vecchie foto in un mercatino, convoca a casa sua un giornalista per annunciargli di aver fatto un importante e terribile scoperta. Ma poco prima dell'intervista il professore scompare misteriosamente. Il giornalista incuriosito decide di intraprendere un'indagine per conto suo. Tutto sembra ruotare intorno ad un antico affresco che il professore scomparso aveva rinvenuto e restaurato in una chiesa di un paese del Friuli....
Custodes Bestiae è un piccolo film indipendente, costato pochi spiccioli, però interessante e suggestivo che porta un po' di aria nuova nel campo dell'horror, attualmente sempre troppo dominato dai modelli made in USA. Secondo lungometraggio (dopo l'horror Radice quadrata di tre) del regista friulano indipendente Lorenzo Bianchini, si avvale di una sceneggiatura e di un soggetto (dello stesso Bianchini) che introduce progressivamente elementi misteriosi e inquietanti. L'attenzione dello spettatore rimane alta, nonostante l'andamento piuttosto lento e l'impostazione rigorosa e realistica. Non ci sono grotteschi effetti splatter che stemperano la tensione, Bianchini punta su un horror essenziale, tutto d'atmosfera. I suoi modelli di riferimento sono Pupi Avati e anche il primo Dario Argento. Le riprese in digitale (ovviamente scelta obbligata per motivi di costi) e l'ambientazione semi-rurale friulana con tanto di dialoghi in dialetto friulano sono da considerarsi un valore aggiunto, non un limite della pellicola. L'ottimo finale, ambientato in uno sperduto paesino del Friuli, è un chiaro omaggio a Lovecraft e al suo racconto La maschera di Innsmouth.
A parte gli inevitabili limiti imposti dal budget basso, l'unica pecca forse è costituita dall'eccessivo ricorso a mini-sequenze inserite nel film, tipo inserti subliminali accompagnati da improvviso innalzamento del volume, che invece di terrorizzare lo spettatore potrebbero irritarlo. Buona la prova fornita dal cast, nonostante lo stile recitativo monocorde tipico di attori non professionisti. Adeguate ed efficaci le musiche di Giulio Venier.
Nel 2010 Bianchini realizza Occhi, storia su una casa infestata, debitrice (almeno nello spunto iniziale) de La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati. Non mancano a Bianchini passione e competenza per la 'materia' e sarebbe interessante vederlo all'opera con la possibilità di disporre di budget più consistenti.

Autore: Guru





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