Recensione - Scheda Film

 Alien

Alien


Recensione: L'astronave mineraria Nostromo, in viaggio verso la terra, attirata da un presunto SOS, si imbatte in strane forme di vita aliene su un pianeta sperduto. Un parassita fuoriuscito da un uovo riesce ad insinuarsi nel corpo di uno dei membri dell'equipaggio e, una volta salito a bordo dell'astronave, si svilupperà in una terribile creatura predatrice che inizierà fare strage della ciurma...
Con Alien il visionario regista Ridley Scott ci presenta sicuramente il più famoso alieno della fantascienza cinematografica. Si ritiene che Alien abbia inaugurato il filone del cinema fantahorror, ma in verità Scott ha aggiornato e riadattato il vecchio cinema dei 'B movies' che fin dagli anni '50 includevano elementi orrorifici nella fantascienza. I progenitori più vicini di Alien sono sicuramente Il mostro dell'astronave (1958) e Queen of blood (1966); in entrambe le pellicole una creatura aliena si introduce a bordo di un'astronave e miete vittime tra lo sventurato equipaggio. Ma il valore di Alien non è tanto dato dalla storia, ma da come è stato realizzato: l'incalzante suspense creata dall'abile direzione di Ridley Scott si serve di effetti speciali sofisticati e realistici uniti ad una messinscena assolutamente originale che ha fatto scuola. Le scenografie 'gotiche' del pianeta alieno, gli spazi ristretti e claustrofobici dell'astronave Nostromo, le creature viscide e sotterranee alla 'Lovecraft' sono ormai entrate nell'immaginario collettivo di un certo tipo di cinema. Le ambientazioni si discostano da quelle stile 'NASA' dei film sci-fi anni '70 dove predominavano la purezza del colore bianco e le forme geometriche e regolari. In Alien invece prevale una visione cupa e pessimista dove l'ambiente ha forme indistinte che fondono l'organico con l'inorganico, l'alieno con l'umano.
Dietro questo c'è la visione estetica 'post-organica' dell'artista svizzero Hans Ruedi Giger che ha ideato il terribile alieno. A differenza dei suoi goffi predecessori, l'alien di Giger è un geniale collage di forme spaventose, un mostruoso ibrido fatto di zanne, liquidi organici colanti, organi fallici e protesi repellenti. Sempre celato nell'oscurità o mimetizzato nell'ambiente (organico-inorganico come l'alieno) circostante, lo spettatore fatica a capirne fino in fondo la struttura ma ne intuisce l'aggressiva pericolosità e la perturbante diversità. Per la realizzazione del mostro non bisogna dimenticare il contributo dell'italiano Carlo Rambaldi che ha messo a punto una testa meccanica dell'alieno per i primi piani. Per le scene a figura intera dell'alieno è stato utilizzato un costume indossato da uno studente africano dalla statura superiore ai due metri.
L'altro aspetto innovativo del film è la figura della protagonista femminile Ripley (interpretata da Sigourney Weaver) che alla fine si trova da sola a dover fronteggiare l'alieno. Contro tutte le tradizioni del cinema avventuroso fantascientifico precedente, la figura dell'eroe virile viene sostituita da una donna volitiva e coraggiosa, che fornirà un inedito modello di protagonista femminile per innumerovoli imitazioni successive nel cinema di genere. A questo riguardo basti fare un confronto con i personaggi femminili de Il mostro dell'astronave relegati nei classici ruoli di infermiera o cameriera.
La scena in cui l'equipaggio della Nostromo rinviene i giganteschi resti di creature aliene, presenta delle evidenti analogie con il film Terrore nello spazio di Mario Bava (1965), di cui il capolavoro di Scott può essere definito una raffinata reinterpretazione. Visto il successo ottenuto, il film inevitabilmente ha avuto tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens - Scontro finale, Alien³, Alien - La clonazione. Sono stati inoltre prodotti due film ispirati al soggetto originale, Alien vs. Predator e Aliens vs. Predator 2, collegati con un altro famoso alieno cinematografico, Predator. Nel 2012 è uscito Prometheus, dove Scott ci fornisce un prologo sull'origine di Alien.

Autore: Guru





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Lingua: inglese


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